Tra ricerca e catalogo: un nuovo software per la descrizione dei manoscritti in Germania

Giliola Barbero

Abstract


«L’informatica non conosce innovazioni concettuali significative da almeno 30 anni» afferma Gianfranco Prini (Università degli Studi di Milano), mentre in una lezione privata discute con ricercatori umanisti sulle applicazioni delle nuove tecnologie ai loro campi di studio. Anche gli strumenti di archiviazione elet-
tronica  utilizzabili  da  storici,  storici  dell’arte,  studiosi  di  letteratura  e  bibliologi sostanzialmente non sono cambiati negli ultimi decenni. Le prime forme di trattamento  del  testo,  non  dissimili  da  quelle  attuali,  risalgono  all’inizio  degli  anni Settanta del secolo scorso; i database più antichi (se ormai dobbiamo parlare di storia dell’informatica ci sia consentito questo aggettivo) vennero poco dopo e ancora oggi sono questi i sistemi fondamentali utilizzati nella registrazione di tutta l’informazione pubblicata e fatta circolare in Rete. Persino i linguaggi di marcatura, che pure hanno caratteristiche molto importanti proprio per gli umanisti, dal punto
di vista concettuale non si distinguono significativamente dai database, poiché – spiega ancora Gianfranco Prini – «entrambi i formalismi impongono una struttura predefinita alla  rappresentazione dei dati, al fine di consentirne  un  trattamento efficiente con procedure altrettanto predefinite».

Keyword


Prini; Manoscritti; CNRS; OCR; Google Print; ManuscriptumXML; thesauri; HiDA3; PND; Giel; Staatsbibliothek; Petrarca; XML; Druckansicht; Tabelleansicht; editor; Deutsche Forschungsgemeinschaft;

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