Manoscritti e standard

Giliola Barbero

Abstract


Rispetto alla catalogazione bibliografica, quella dei manoscritti ha sempre presentato caratteristiche specifiche sia per i dati che essa considera, sia per la modalità con cui questi devono essere elaborati, sia infine per la loro struttura logica. Ciascuna descrizione di manoscritto è composta dall’identificazione (città, biblioteca, fondo e segnatura), una descrizione fisica, la storia, la descrizione dei testi, la bibliografia, comprensiva dell’elenco delle riproduzioni esistenti. Tra queste aree descrittive sussistono specifiche relazioni, che devono essere rispettate
sia nell’elaborazione dei software catalografici sia nello scambio e nella condivisione di dati tra archivi elettronici diversi. Dopo avere analizzato brevemente come la catalogazione si sia sviluppata in Italia e in Europa nel contesto degli studi
codicologici, paleografici e più in generale della ricerca sulle fonti manoscritte di natura letteraria e storica, la prassi elaborata in questi settori tradizionali è confrontata con la struttura dei dati di Manus Online, con lo schema XML elaborato
dal Text Encoding Initiative Consortium, con l’ISBD e con i formati di scambio MARC21 e Unimarc. Lo schema TEI contiene un modulo specifico, all’interno dell’elemento <msDesc>, che risponde con semplicità e immediatezza a molte delle esigenze di codifica delle informazioni tipiche dei manoscritti. Per queste
ragioni tale schema è stato utilizzato dall‘ICCU per restituire in formato standard alle singole istituzioni le schede da loro prodotte all’interno di Manus Online, il catalogo finalizzato al censimento dei manoscritti delle biblioteche italiane.

Keyword


manoscritti; catalogazione di manoscritti; standard catalografici; manus online; Text encoding initiative; ISBD; MARC21; Unimarc; Interoperabilità; scambio di dati; metadati

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