Le opere orfane

Franca Berioli

Abstract


Le opere orfane a termini di legge sono quelle opere o fonogrammi protetti ai sensi del diritto d'autore ma per le quali, al termine di una ricerca diligente, non sia stato individuato o, anche se individuato, non sia stato rintracciato alcun titolare dei diritti. L’impossibilità di utilizzare queste opere – se non per fini di conservazione – da parte degli istituti culturali che le detengono, ai quali le disposizioni del d.lgs 163/2014 potrebbero invece permetterne un utilizzo commerciale, potrebbe essere in parte risolta con un ancor più puntuale intervento
normativo che stabilisca la codifica delle modalità del calcolo dell’equo
compenso, favorisca lo sviluppo senza limitazioni di “biblioteche digitali” e limiti le conseguenze finanziarie per gli istituti culturali che decidano, dopo aver investito ingenti risorse nella ricerca diligente del titolare dei diritti, di utilizzare le opere orfane. L’introduzione infatti del concetto di equo compenso da riconoscere al titolare dei diritti nel momento in cui si manifesta, senza che le regole per il relativo calcolo siano state decodificate e senza che sia stato introdotto
un limite temporale prescrittivo alla possibilità di richiesta di tale ristoro finanziario, costituisce di fatto un rischio inaccettabile per istituti culturali notoriamente non dotati di grandi risorse finanziarie. Come conseguenza di questo vulnus normativo, un’ingentissima quantità di materiale rimane pertanto nella condizione di orfanità, nonostante il nostro ordinamento abbia finalmente
recepito la direttiva 2012/28/UE con il d.lgs 163/2014, che ha modificato la L. 633/1941 istitutiva del diritto d'autore. Il fenomeno delle opere orfane investe tutti i paesi in cui è tutelato il diritto d'autore e in questi ultimi anni si è rafforzato l'impulso dato dalle normative e dagli indirizzi di policy alla digitalizzazione ed alla conseguente disseminazione dell'informazione culturale
attraverso i processi di digitalizzazione di massa. Diventa pertanto necessario valutare se sia possibile, dopo il recepimento della direttiva comunitaria, cominciare ad ipotizzare programmi di investimento in partnership con privati per uno sfruttamento delle opere orfane, inteso non come mero risultato finanziario ma come una progressiva emersione di patrimonio conoscitivo ormai
occulto da riscoprire e fruire. Nonostante ad oggi non siano ancora disponibili dati attendibili sul numero di opere orfane presenti nelle diverse collezioni, diventa imperativo poter stimare la dimensione del fenomeno per affrontare un eventuale programma di investimento finanziario. Scopo di questo studio è stato pertanto quello di fornire a policy makers, editori e bibliotecari e a tutti i soggetti potenzialmente interessati una proposta di approccio organizzativo per favorire la condivisione massiva del patrimonio librario digitale/digitalizzato,
almeno di quello già disponibile, in accordo con le normative nazionali
ed internazionali in materia di copyright.

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